San Lorenzo al Mare

Incuneata come un’ancora fra le dolci colline dei “Petachin” e “Ciambellin” e le spianate petrose del suo lungo litorale, la storia di San Lorenzo al Mare (nel dialetto locale “San Luensu”) è stata, da sempre, la storia di due piccoli villaggi rivali affacciati sulle sponde di un fiume, il torrente di Civezza (l’aqua Civecie), che prima di gettarsi nei flutti della marina traeva da essi il proprio nome. Punto di approdo solitario e defilato, ricetto di marinai, pirati, corsari e malviventi, secondo il mito il borgo sarebbe sorto per iniziativa di tre delinquenti in cerca di terre libere dove esrcitare il proprio dominio; come recita un vecchio adagio popolare in ligua franca, “Saint Laurent quinze habitants, sept voleurs et huit brigants” (“San Lorenzo quindici abitanti, sette ladri e otto briganti”).

In realtà, dietro il velo della leggenda si cela la realtà storica di un luogo battuto sin dal X secolo dai predoni saraceni e, in tempi successivi, dagli incursori turco-barbareschi e, soprattutto, di due anime in perenne conflitto per la supremazia.

Il più antico dei due borghi, posto lungo la sponda occidentale del fiume, venne fondato nella prima metà del XII secolo per iniziativa dei Signori di Lengueglia (i Linguilia o Vinguilia) su un fazzoletto di terra strappato al governo dei monaci benedettini di Villaregia, e quindi sempre contestato, in cui installare un piccolo scalo marittimo a servizio della signoria. Di un secolo circa più recente, il borgo orientale venne fondato nel 1252 per mandato ufficiale di Porto Maurizio, che vi insediò alcune famiglie di coloni provenienti dall’agro portorino al fine di contenere la spinta espansionista dei Lengueglia e presidiare, così, i confini estremo-occidentali della Communitas (il Comune di Porto Maurizio).

I nuclei principali del paese, insomma, ebbero un’origine diversa e, sebbene uniti nella comune intitolazione a San Lorenzo (patrono di Genova e simbolo della sua influenza politica in queste contrade), seguirono le alterne fortune delle istituzioni cui facevano capo. San Lorenzo al Mare, dunque, un pugno di case sparse qua e là dal fiume, qualche molo da dove salpare per correre il mare, tante taverne e buone osterie, ma due diverse campane.

L’insanabile frattura politica, in effetti, significò spesso anche violenta separazione religiosa e brama di rivalsa: da un lato, la gente del borgo occidentale (la “San Lorenzo della Lengueglia”) stretta attorno all’oratorio di San Lorenzo (o della Misericordia); dall’altro, il popolo del borgo orientale (la “San Lorenzo del Porto”) che, dopo vicende drammatiche e luttuose, riuscì a far valere la forza del proprio peso demografico ottenendo il rango di parrocchiale per il proprio edificio di riferimento, la chiesa di Santa Maria Maddalena (1749). Sarà il preludio all’unione politico-amministrativa (1797) e, di lì a qualche anno, alla ricomposizione di un tessuto sociale lacerato che, grazie alla costruzione di un ponte in cotto (1831), unirà finalmente le sponde di un fiume e a un tempo le anime di due villaggi così simili e, pure, così distanti.

Non solo meta di un turismo balneare o vacanziero, San Lorenzo al Mare rappresenta soprattutto la porta e la vetrina della Valle e dei caratteristici borghi che insistono alle sue spalle. Esempio davvero riuscito di riqualificazione urbana, dopo i disastrosi eventi alluvionali del 1998 e 2000, il borgo ha sposato una politica verde, eco-sostenibile e attenta alla qualità della vita, in cui giocano un ruolo decisivo il dialogo itinerante con le diverse espressioni dell’arte contemporanea e la pratica di numerose attività sportive lungo i primi, suggestivi chilometri della pista ciclabile più bella e lunga d’Europa.

San Lorenzo al Mare