Civezza

Secondo la tradizione, il borgo sarebbe stato fondato durante il XII secolo da tre esuli provenienti da Venezia, un Ricca, un Dolce (o Dolca) e un Arrigo, i quali ribattezzarono “cives etiam” (“anche” o “sempre cittadini”) la meta del loro lungo viaggio, in riverente e nostalgico ossequio al loro status di cittadini della Serenissima. In realtà, anche la formazione del primo nucleo insediativo di Civezza (nel dialetto locale “Sivessa”) risale all’alba del Mille e fece parte inizialmente dei possedimenti dei Marchesi di Clavesana per poi passare, nella seconda metà del XII secolo, alla Communitas (o Comune) di Porto Maurizio, che l’aggregò al Terziere di San Giorgio con capoluogo a Torrazza.

Caratteristico borgo polarizzato e allungato “a fuso” dell’entroterra ligure, Civezza ha dato il nome per secoli al rio che scorreva a fondo valle, l’aqua Civecie (il “fiume” o “torrente di Civezza”), segnando i confini giuridici fra le diverse circoscrizioni politiche che si affacciavano al suo interno: il Comune di Porto Maurizio; il “Principato” benedettino di Villaregia; le signorie feudali dei conti di Ventimiglia e dei Clavesana e, in un secondo tempo, dei Lengueglia e dei Doria. Sebbene la tradizione identifichi nel sito campestre dell’oratorio di San Salvatore l’origine dell’abitato, oggi il nucleo più antico del borgo è quello racchiuso fra le massicce case-torri del centro storico che si stringono l’una all’altra sulla sommità di un pianoro.

Su questa compatta maglia urbana medievale, il cuore antico di Civezza, s’innesta un vigoroso sviluppo edile cinque e secentesco che fu sostenuto principalmente grazie all’ascesa economica dei maggiorenti del luogo e di quanti commerciavano l’olio e il vino. Risale a questo periodo, infatti, la formazione dei quartieri più defilati e panoramici, la costruzione dei principali edifici religiosi, la lavorazione degli architravi in ardesia, l’inserimento dei frantoi “a sangue” (a trazione animale) e, soprattutto, la costruzione di un sistema di bastioni, le “cinque torri”, a difesa degli abitanti che fra XVI e XVII secolo affrontarono le temibili incursioni turco-barbaresche.

Adagiata dolcemente sulla cima di un costone roccioso che precipita nel vuoto, “arenata come una barca, fragile e leggera” (Francesco Biamonti), la Civezza che conobbe il passaggio di Napoleone Bonaparte (1796) e diede ospitalità al patriota e scrittore Aurelio Saffi (1849), vanta un’esposizione panoramica invidiabile. Sospeso fra distese di olivi, vigneti e macchia mediterranea, il borgo offre l’opportunità di passeggiare fra le vie ombrose di un centro medievale ben conservato e ammirare uno dei poli religiosi barocchi fra i più suggestivi e impressionanti dell’intero Ponente Ligure.

Civezza