Boscomare

Addormentata tra fronde argentate di olivi, coltivi di erbe aromatiche e timide chiazze di lavanda che si aprono nel bosco ombroso dell’alta vallata, Boscomare (nel dialetto locale “Buscumà” o “Bushcumà”) rappresenta una frazione del Comune montano di Pietrabruna. Borgo antico quanto il capoluogo che si erge dirimpetto, le sue origini affondano in un tempo lontano, l’epoca dei Liguri, del castellare d’altura del Monte Follia, dell’abitato rinvenuto sul vicino Monte Sette Fontane e della romanizzazione augustea (I sec. a.C.-I sec. d.C.).  A quel tempo, la collina era ricoperta da un fitto bosco che, forse per la natura infida della vegetazione o per la sua estensione, assunse il nome di “bossomalo” o “boschomalus” (il “bosco intricato e difficile” o il “grande bosco”). 

Un epiteto che solo in tempi successivi, quando la mano dell’uomo aveva addomesticato il territorio, giunse a dipingere l’accattivante immagine di un borgo stretto fra selve amene e sferzato dalla spuma del mare. Anche per Boscomare, tuttavia, le tenebre della storia sembrano diradarsi all’alba del Mille, quando scongiurata la minaccia delle razzie saracene (972 circa), nel sito cimiteriale di San Siro (protovescovo e santo patrono della “Compagna” o Comune di Genova), all’interno di un territorio pertinente alla Cattedra Vescovile genovese, sorse il primo edificio religioso del borgo. Nonostante le numerose similitudini urbanistiche e religiose, un fiume, il Tana, divideva le colle di Boscomare e Pietrabruna e, con esse, le rispettive chiese parrocchiali; un confine facile a passarsi che, tuttavia, divenne un’autentica frontiera nella seconda metà del XII secolo, quando i Clavesana cedettero progressivamente terre e diritti ai signori di Lengueglia e alla Communitas (o Comune) di Porto Maurizio.

A partire da quel momento, i destini dei due borghi deviarono sensibilmente e, come due facce di una stessa medaglia, al di qua del rio Tana il “bosco grande e infido” di San Siro e dei Lengueglia prese a sorvegliare la “pietra bruciata dal sole” di San Gregorio Magno e del comune portorino. L’influenza dei Lengueglia fu tanto profonda e duratura da lasciare un segno indelebile nella maglia urbana del centro, che si svilupperà attorno a un polo civile e religioso di riferimento (piazza San Bernardo) e lungo le principali arterie di collegamento dirette all’alpe di San Salvatore, al feudo dei Lengueglia e, al di là del rio Tana, a Pietrabruna. Non è un caso, dunque, se anche le maggiori testimonianze del Medioevo si risolvano emblematicamente nell’arma a bande traverse che campeggia sull’architrave del portale maggiore dell’oratorio di San Bernardo (1587-1597), oggi reimpiegato a lato dell’ingresso principale della parrocchiale. Il tramonto dell’astro dei Lengueglia e il passaggio immediato alla Repubblica di Genova scandì il raggiungimento di una prima forma di autonomia, del rango parrocchiale (1680) e di una massiccia ricostruzione degli edifici religiosi del borgo, culminata emblematicamente nella ristrutturazione della chiesa di San Bernardo (1770-1775 circa). Era il gran tempo del Barocco e, di lì a pochi decenni, dell’elevazione a Comune autonomo (1815), prima del definitivo accorpamento al Comune di Pietrabruna durante l’epoca fascista (1928).

Caratteristico borgo arroccato dell’entroterra ligure, stretto attorno alla mole imponente della chiesa parrocchiale e riparato dal bastione difensivo quattro-cinquecentesco, Boscomare conserva ancora i tempi lenti della sua civiltà contadina e alcuni monumenti e piazze barocche d’incantevole bellezza. Borgo dell’olio extra vergine, della lavanda e delle erbe aromatiche, nel fitto dedalo di carruggi che attraversano il centro storico si aprono scorci pittoreschi consacrati all’arte delle nuove generazioni.

Boscomare